Te_aconsejo_que_me_olvides

Tango: Te aconsejo que me olvides

Genere: Tango
Anno: 1928
Testo: Jorge Curi
Musica: Pedro Maffia

Versioni: Orchestre:

Canta Carlos Gardel accompagnato dalle chitarre di de Aguilar, Barbieri e Ricardo (1928)
Orchestra Anibal Troilo canta Francisco Fiorentino (1941)
Orchestra Alberto Mancione canta Francisco Fiorentino (1950)
Orchestra Osvaldo Pugliese canta Juan Carlos Cobos

Ascolta su youtube (versione originale cantata da Carlos Gardel)

Testo originale (letra) in spagnolo/lunfardo

Recibi tu ultima carta
en la cual tu me decias,
te aconsejo que me olvides
todo ha muerto entre los dos.
Solo pido mis retratos
y todas las cartas mias,
ya lo sabes que no es justo
que aun eso conserves vos.

Hoy reconoces la falta;
tienes miedo que yo diga,
que le cuente al que tu sabes,
nuestra intima amistad.
Soy muy hombre no te vendo,
soy incapaz de una intriga;
lo comprendo si es que hablara,
quiebro tu felicidad.

Pero no vas a negar
que cuando tu fuiste mia,
dijiste que me querias,
que no me ibas a olvidar.
Y que ciega de cariño
me besabas en la boca,
como si estuvieras loca
sedienta nena de amar

Yo no tengo inconveniente
en enviarte todo eso,
sin embargo aunque no quieres
algo tuyo ha de quedar.
El vacio que dejaste
y el calor de aquellos besos,
bien lo sabes que no puedo
devolvertelos jamás.

Yo lo hago en bien tuyo
evitando un comproomiso,
sacrifico mi cariño
por tu apellido y tu honor.
Me conformo con mi suerte,
ya que así el destino quiso
pero acuerdate, bien mio,
que esto lo hago por tu amor.

Testo tradotto in italiano

Ho ricevuto la tua ultima lettera
nella quale tu mi dicevi,
ti consiglio che ti dimentichi di me
tutto finito (morto) tra noi due.
Solo ti chiedo i miei ritratti
e tutte le mie lettere
già lo sai che non è giusto
che ancora li conservi tu.

Oggi riconosci l’errore
hai paura che io dica,
che racconti a chi sai tu,
la nostra intima amicizia.
Sono uomo e non ti vendo,
sono incapace di inventare una storia:
capisco che se parlassi,
spezzerei la tua felicità.

Ma non puoi negare
che quando tu eri mia
dicevi que mi amavi,
e che non ti saresti scordata.
e cieca di affetto
mi baciavi sulla bocca,
come se tu eri matta
ragazza assetata da amare

Io non ho inconvenienti
ti manderò tutte quelle cose
ma comunque anche se non vuoi
qualcosa di tuo rimarrà.
Il vuoto che hai lasciato
e il calore di quei baci,
lo sai bene che non posso
restituirteli mai.

Lo faccio per il tuo bene
evitando un compromesso,
sacrifico il mio afetto
per il tuo cognome e il tuo onore.
Mi accontento con la mia sorte,
già che cosi volle il destino
ma ricordati, bene mio,
che questo lo faccio per amore.

Traduzione a cura di: Manuela D’Orazio

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