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Tango: El bulin de la calle Ayacucho

Genere: Tango
Anno: 1923
Musica: José Servidio, Luis Servidio
Testo: Celedonio Esteban Flores

Versioni/Orchestre:

  • Carlos Gardel (1923)
  • Orchestra Francisco Lomuto (1925)
  • Orchestra Anibal Troilo, canta Francisco Fiorentino (1941)
  • Orchestra José Basso, canta Francisco Fiorentino (1949)
  • Orchestra Hector Varela, canta Rodolfo Lesica (?)
  • Orchestra Anibal Troilo, canta Roberto Goyeneche (1971)

Note storiche: questo tango racconta una storia vera ed è autobiografico. Il bulin (appartamento) de la calle Ayacucho è davvero esistito. Era la casa del grande letrista Celedonio Flores (autore del testo di questo tango) dove si riunivano gli amici, tra i quali cantanti, compositori, musicisti, letristi, tra cui lo stesso José Servidio, compositore di questo tango.
José stesso raccontò che l’appartamento della via Ayacucho esisteva veramente, si trovava in calle Ayacucho 1443. Era un appartamentino nel quale neanche i topi mancavano. Tutti i venerdì ci si riuniva lì con gli amici (tra cui cantanti, letristi, musicisti, compositori), si beveva mate, si chiacchierava. Queste riunioni durarono fino alla fine del 1921, quando Celedonio si fidanzò con una ragazza.
L’appartamento fu poi demolito verso la fine degli anni ’20 del secolo scorso.

Ascolta su youtube:

Testo originale (Letra) in spagnolo/lunfardo

El bulín de la calle Ayacucho,
que en mis tiempos de rana alquilaba,
el bulín que la barra buscaba
pa caer por la noche a timbear,
el bulín donde tantos muchachos,
en su racha de vida fulera,
encontraron marroco y catrera
rechiflado, parece llorar.

El primus no me fallaba
con su carga de aguardiente
y habiendo agua caliente
el mate era allí señor.
No faltaba la guitarra
bien encordada y lustrosa
ni el bacán de voz gangosa
con berretín de cantor.

El bulín de la calle Ayacucho
ha quedado mistongo y fulero:
ya no se oye el cantor milonguero,
engrupido, su musa entonar.
Y en el primus no bulle la pava
que a la barra contenta reunía
y el bacán de la rante alegría
está seco de tanto llorar.

Cada cosa era un recuerdo
que la vida me amargaba:
por eso me la pasaba
fulero, rante y tristón.

Los muchachos se cortaron
al verme tan afligido
y yo me quedé en el nido
empollando mi aflicción.

Cotorrito mistongo, tirado
en el fondo de aquel conventillo,
sin alfombras, sin lujo y sin brillo,
¡cuántos días felices pasé,
al calor del querer de una piba
que fue mía, mimosa y sinceral …
¡Y una noche de invierno, fulera,
hasta el cielo de un vuelo se fue!

Testo tradotto in italiano

L’appartamento di via Ayacucho
che ai miei tempi spericolati affittavo
la casa che gli amici cercavano
per giocare d’azzardo nella notte
la casa dove tanti ragazzi
nella loro vita povera e sbandata
trovavano un pezzo di pane da mangiare e un letto per dormire
folli, sembravano piangere

La stufa non falliva
con il suo carico di cherosene
e preparando acqua bollente
il mate era lì, signore
non mancava la chitarra,
ben accordata e lustrata
né il bacàn* dalla voce nasale
con il capriccio di cantare.

L’appartamento di via Ayacucho
è rimasto povero e desolato
non si sente più il canto del milonguero
che presuntuoso si ispira alla sua musa.
E sulla stufa non bolle l’acqua nel pentolino
che riuniva e rendeva felici gli amici
ed il bacàn* della malandrina allegria
si è prosciugato per aver pianto troppo

Ogni cosa era un ricordo
che mi rendeva amara la vita
per questo me la vivevo
folle, vagabondo e malinconico

I ragazzi si arrabbiarono
al vedermi così afflitto
ed io rimasi nel mio nido
immerso nel mio dolore

Appartamentino povero, buttato
nel fondo di quel conventillo**
senza tappeti, senza lusso, senza luce
quanti giorni felici ho passato
al calore dell’amore di una ragazza
che fu mia, affettuosa e sincera
e in una brutta notte d’inverno,
verso il cielo volò!

*bacàn: uomo con denaro che ostenta la sua ricchezza
** conventillo: abitazioni popolari di Buenos Aires dove poveri e gli immigrati affittavano stanze, letti o piccoli appartamenti

 

traduzione a cura di: Manuela D’Orazio

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